L'utopia pedagogica illuminista
Il dibattito sull'istruzione popolare nell'Europa del XVIII secolo
1. Consensi, pregiudizi e timori
Il nuovo modo di concepire l'uomo e la sua educabilità, alimentato dall'Illuminismo, ebbe delle ricadute anche a livello pedagogico-culturale.
L'Illuminismo ebbe un ruolo in primo piano nel promuovere la diffusione dell'istruzione popolare, ma la posizione dei singoli pensatori sull'opportunità e sulle finalità di far accedere i ceti popolari all'istruzione furono piuttosto ambigue. Per gli illuministi la ragione era considerato come lo strumento cognitivo per eccellenza, che guidava l'uomo verso la scelta cosciente verso ciò che è buono e conveniente. Sapere aude (abbi il coraggio di sapere) diceva Immanuel Kant alla domanda "Che cos'è l'Illuminismo?". La cultura dei Lumi rappresentava "l'uscita dell'uomo da quello stato di minorità imputabile a sé stesso". Secondo il filosofo, affinché l'uomo usasse la propria intelligenza consapevolmente, lo Stato doveva offrire a tutti la possibilità di impararla ad usare. Rimaneva comunque il pregiudizio, che l'istruzione alimentare nei ceti più umili l'abbandono delle professioni manuali.
2. L'opinione di filosofi ed economisti
Denis Diderot sosteneva che un "contadino che sa leggere è scrivere può essere oppresso più difficilmente di un altro" e che quindi, i legislatori dovevano fare in modo che la professione fosse tranquilla e stimata.
Charles de Montesquieu attribuiva all'autorità il ruolo di sovrintendere all'istruzione del popolo, in quanto un popolo ben istruito e informato era l'unica forma di controllo e limitazione.
Secondo Robert Turgot, Adam Smith e altri ministri dei sovrani illuminati, l'istruzione popolare era considerata un valore. Ritenevano la diffusione dell'istruzione elementare una valida garanzia per l'ordine sociale e per accrescere la qualità della produzione nazionale. Smith riteneva necessario l'intervento del "potere pubblico" per "facilitare, incoraggiare e anche rendere obbligatorio per tutto il popoli questi elementi essenziali dell'educazione, cioè leggere, scrivere, far di conto, oltre agli elementi di geometria e di meccanica".
3. Tra Montesquieu, Rousseau ed Helvétius
Montesquieu preferiva l'educazione repubblicana, presentandola come l'unica capace di garantire la formazione completa dell'uomo, educandolo alla felicità e la virtù della patria.
Vent'anni dopo, si cominciò a riflettere in tutta l'Europa sul concetto di patria. Rousseau e Helvétius arrivarono a sostenere che le idee di patria e di cittadino non potevano esistere all'interno di Stati governati da un solo uomo. Rousseau riteneva che l'istruzione era la garanzia dell'uguaglianza tra i cittadini.
Il modello a cui aspirare era la Confederazione degli Stati Uniti d'America che erano riusciti a costruire una prima vera repubblica moderna.
L'educazione come diritto: il progetto di Filangieri
1. Vita ed opere
Gaetano Filangieri è stato un intellettuale durante la sua esistenza (morì a 36 anni), e influenzò la cultura e la politica europee e statunitense. Si formò a Napoli e a Palermo, ricoprì alcuni incarichi di corte e si ritirò a La Cava per dedicarsi nella redazione della sua opera.
Uscirono quattro volumi della Scienza della Legislazione tra il 1780 e il 1783, il quinto rimase incompiuto. Dedicò il quarto volume alle Leggi che riguardano l'educazione, i costumi e l'istruzione pubblica (1785). Per fondare un sistema scolastico efficiente era necessario donarlo di un codice organico di leggi.
2. Un progetto politico-pedagogico a largo spettro
Egli considerava l'istruzione come una questione politica ed etica, e riteneva che la conoscenza della pedagogia fosse uno strumento per contribuire alla "felicità" dell'individuo e della collettività. Redasse un progetto educativo che riguardava tutta la vita dell'individuo: scuola, palestra, parata militare, monumenti, i nomi delle vie, i libri, i giornali. Le leggi relative al sistema scolastico ed educativo servivano alla costruzione della nazione e dei suoi cittadini.
Il suo progetto era composto da tre parti: l'educazione pubblica, l'educazione dei costumi, l'istruzione pubblica.
3. Il piano di riforme
L'educazione pubblica era rivolta ai giovani tra i cinque e i diciotto anni. Forniva la cultura di base e la conoscenza di una professione manuale per i ceti meno abbienti e l'avviamento a un mestiere intellettuale. Questa prima forma di istruzione era obbligatoria per tutti.
Realisticamente, Filangueri doveva distinguere i ricchi e i poveri per proporre un modello che potesse essere utilizzato dagli Stati settecenteschi. Prescriveva corsi di studio e sbocchi professionali in base al reddito, ma immaginava per i più poveri più meritevoli il passaggio nelle scuole dei ricchi, grazie a borse di studio erogate dallo Stato.
Dopo l'obbligo scolastico, Filangieri immaginava una formazione del cittadino per mezzo dell'educazione dei costumi, che avrebbe promosso la nascita e lo sviluppo di una nuova idea di cittadinanza, che lo attribuiva alle leggi.
La terza forma di educazione era l'istruzione pubblica e comprendeva oltre alla università, anche le accademie, la stampa e le belle arti. Essa era volta a favorire la ricerca e le innovazioni in tutti i campi della scienza e a diffondere i risultati nell'intera collettività.

